di Vittorio Cappelli
Il futurismo – a differenza delle altre avanguardie artistiche – ebbe lunga vita e una diffusione capillare. Ciò dipese dal carattere militante impresso al movimento da Marinetti, per oltre trent’anni. Né va ignorata la “rifondazione” del futurismo, voluta dal calabrese Enzo Benedetto nel 1967, assieme al conterraneo Antonio Marasco e altri. Pertanto anche la Calabria, malgrado la sua perifericità, ha partecipato all’avventura futurista. Calabrese di nascita è Umberto Boccioni. Calabrese è il gallerista Giuseppe Sprovieri, che dal 1913 espose i futuristi a Roma e a Napoli. Marasco e Benedetto diedero un contributo rilevante in campo pittorico, assieme a Michele Berardelli, Principio F. Altomonte e Armiro Yaria. A Reggio Calabria, nel 1916, Pietro P. Carbonelli pubblicò il numero unico di «La Rivolta Futurista»; sempre a Reggio, nel 1924, Benedetto pubblicò il giornale futurista «Originalità». In campo letterario operarono Giuseppe Carrieri, Geppo Tedeschi, Piero Bellanova e Alfonso Dolce. In gioventù, anche Leonida Répaci attraversò il futurismo. Nel 1913 Marinetti fu a Catanzaro, per la rappresentazione del dramma Elettricità. Nel 1926, a Reggio, all’interno della IV Biennale Calabrese d’Arte, Benedetto allestì una sala futurista, con opere di Depero, Fillia, Benedetta Marinetti, Rougena Zátkova. Nel 1927 Marinetti si recò a Catanzaro e, nel 1933, a Reggio, per celebrare Umberto Boccioni.
Vittorio Cappelli
